Quando si cerca di giustificare le proprie cadute si finisce spesso per cadere ancora: nel caso di Delio Rossi, allenatore della S.S. Lazio, di ricadere ancora. L’ultima gaffe del nostro avviene in occasione di una conferenza stampa riparatoria post-derby, in occasione della quale il “mister”, meglio, il signor Rossi adduceva in sua difesa che la Roma era una signora squadra, mica una selezione “dei mutilatini del don Gnocchi..“. A dare lezioni, di vita s’intende, hanno provveduto le vittime delle sciocchezze gratuite del buon Delio, scrivendo una lettera a diversi quotidiani ed invitando l’allenatore ad andarli a trovare affinché comprendesse ciò di cui anda ciarlando in conferenza stampa.
La replica ufficiale è stata affidata al responsabile del Servizio Comunicazione della fondazione Don Gnocchi Emanuele Brambilla, attraverso il blog del giornalista Franco Bomprezzi Francamente, di cui riportiamo il testo, perché, per dirla con lo stesso Bomprezzi, “è ora di cambiare cultura. Basta con battaglie primordiali dove ogni volta bisogna ripartire dell’alfabeto“:
Sì, basta con i Delio Rossi di turno, figli di un mondo dove non ci si vergogna più di nulla. Si apre la bocca e via, soprattutto davanti a uno o più microfoni.
“Leggo sulla Gazzetta di ieri la dichiarazione dell’allenatore della Lazio: «Mica abbiamo perso con i mutilatini di don Gnocchi ». Sono convinto che Rossi non avesse alcun intento offensivo e non vogliamo affatto fare polemica: non è nel nostro stile. Ma perché non approfittare della citazione per ricordare al mondo del calcio la realtà della Fondazione don Gnocchi oggi e della squadra di calcio dei ragazzi disabili? Per esempio Beppe è il portiere della squadra di calcio dei ragazzi del centro «Santa Maria Nascente» di Milano della Fondazione don Gnocchi (nella foto, ndr). Non ha braccia né gambe, eppure affronta ogni partita con le stesso entusiasmo e l’ identica voglia di vincere dei suoi più affermati campioni. Ogni sua parata, ogni tiro respinto è un traguardo per noi inimmaginabile. Beppe e i suoi compagni di squadra la capiscono, caro Delio Rossi: una sconfitta nel derby – tanto più se di misura o comunque immeritata – è difficile da digerire. Ma Beppe un po’ c’ è rimasto male, quando ha letto sui giornali quella sua frase. Non solo: lui è convinto che quel gol, forse, non l’ avrebbe preso. E come dargli torto? Ogni volta che scendono in campo, quei ragazzi dimostrano una tale passione per la vita che si rivela occasione di crescita per le coscienze e momento di riflessione di una società che deve ancora imparare a misurare il passo del proprio peregrinare con il ritmo di marcia degli ultimi. Allora, caro Delio Rossi, perché non accoglie l’ invito di quei ragazzi e non viene a far loro visita, magari in occasione di una loro prossima partita? Si accorgerà – e lo potrà poi raccontare a tutto il mondo del calcio, al quale questi ragazzi sono particolarmente legati – che i disabili non sono solo una provocazione a certi stili di vita diffusi nella società di oggi, ma sono anche portatori di doni preziosi da spalmare nel cuore della convivenza umana.
Con il più sincero «in bocca al lupo» per il prosieguo del campionato Emanuele Brambilla Responsabile servizio comunicazione Fondazione don Gnocchi!“
Il giornalista della Gazzetta Franco Arturi a cui è stata inviata la missiva, ha risposto di essere convinto anche lui “che Delio Rossi non ripeterebbe oggi quella frase e che andrà a trovare i ragazzi“, ringraziando di cuore Brambilla “per questo messaggio di sport e di civiltà” e aggiungendo che per lui “Beppe è un mito“.
Sono convinta anche io che Rossi non ripeterebbe più l’errore, peccato che la storia ci insegni che se non lui qualcun altro lo farà e prima o poi saremo qui a dover ripetere la stessa identica richiesta di scuse da girare agli offesi.
Insomma non è che ogni persona deve sbagliare a spese sue e di altri prima che si smetta di comportarsi da incivili. Tanto più che in questo caso Rossi non ha nemmeno la scusa di essere stato sorpreso a caldo dopo la sconfitta. P.P.
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