Adrian Mutu da Calinesti, zingaro del calcio, del patrimonio genetico della sua nazione ha mantenuto due tratti essenziali, l’estro e la concretezza: doti importanti che permettono di cavarsela, più o meno onorevolmente, in qualsiasi circostanza.
Il tifoso giallorosso nel proprio DNA ha la passione focosa, si accende e si deprime con la stessa intensità, te fà re ed allo stesso tempo, se s’accorge che lo stai a cojonà, non dimentica e ti distrugge con quell’ironia e quel disincanto che fanno parte della nostra storia da sempre.
Adrian Mutu è stato il sogno di una notte di mezza estate (giusto una) del tifoso giallorosso che in lui vedeva il giocatore in grado di annullare quella mezz’ora di differenza dall’Inter scudettata. Al rumeno piaceva l’idea di mandare un bacione a Firenze: Adrian preferiva il bionno Tevere all’Arno argentato, ed avrebbe firmato carte false se ce ne fosse stato bisogno pur di trasferirsi. Solo che con il buon Adrian già sull’A1 arrivò il Gran Rifiuto di Cesare Prandelli, con conseguente scaricabarile a cascata da Della Valle fino al ds Pantaleo Corvino, divenuto in poche ore un capro espiatorio plenipotenziario.
Anche Mutu mutò (gioco di parole voluto) atteggiamento una volta ricevuta la patata bollente. Il povero rumeno si trovò di fronte ad una tremenda decisione da prendere: convivere con il temibile malcontento fiorentino da traditore dichiarando il proprio proposito di andarsene, magari mettendo la società viola con le spalle al muro, o declamare a memoria la Divina Commedia, sciacquare i suoi panni sporchi nell’Arno e zompettare al grido di “chi non salta della Roma è” come uno di quei tifosi viola che, accecati dalla passione e dal calore estivo, non si accorgono di chi osannano.
Si sarebbe potuto optare per una scelta intermedia, come scusarsi per esser caduto in tentazione, cavarsela con un inchino coreografico come quando segna, lasciar passare a’ nuttata…ed invece il paravento sceglie di sputar per aria, ignorando l’esito del motto.
Il tempo è galantuomo ed il tifoso romanista non dimentica. Adrian Mutu riesce finalmente a coronare il suo sogno di venire a Roma, sebbene da nemico. Il suo arrivo trionfale viene annunciato con diversi giorni di anticipo dai giornali che ne descrivono lo stato di grazia e da Prandelli che addirittura ci avvisa sulle tremende reazioni del nostro ai fischi, quasi a volerci mettere sul chi vive.
Adrian Mutu è il ritratto della serietà: fascia da capitano al braccio, sguardo severo al limite dell’offeso che promette scintille, 200 presenze in A da festeggiare nel modo migliore. La curva lo stuzzica, lo sfotte e lo deride, condizionandone -inutile negare, i fischi li sente chiunque e fanno male- la prestazione. La Roma vince grazie al suo capitano, che la fascia non la indossa, la vive. Il rumeno esce a testa bassa, mastica amaro e non digerisce la sconfitta: in poche parole rosica. Ed il giorno dopo, a mente fresca…continua a rosicare accusando la squadra capitolina di aver avuto paura della Fiorentina.
Nel frattempo si asciuga, poiché a sputar per aria c’è il rischio che -lo sputo- ricada in testa.
PIERFRANCO PICCINNI











Che Penna che sei … e chi ce l’ ha sta penna … solo noiiii